Il grande interesse suscitato dal convegno sul Deblistering in Farmacia tenuto il 27 ottobre al Pharmexpo testimonia l'attualità di un tema sempre più sentito dai farmacisti. Ne parliamo con Carlo Ranaudo e Daniele Bartolacci, relatori del convegno.
Si è tenuto a Napoli il 27 ottobre il convegno dal titolo "Cronicità, Aderenza terapeutica e Deblistering in Farmacia: Costo o Opportunità?"
Notevole l'interesse suscitato nella platea e nei tanti farmacisti che continuano a chiedere informazioni sull'argomento trattato.
Ne parliamo con i relatori, il Prof. Carlo Ranaudo, Docente al Dipartimento di Farmacia all'Università Federico II di Napoli, e l'Ing. Daniele Bartolacci, Direttore della B.U. Compliance Terapeutica in Equasens.


Prof. Ranaudo, lei ha aperto il convegno con una interessante panoramica sul tema della cronicità. La prima domanda è dunque volutamente provocatoria: perché questo tema, in genere di interesse essenzialmente medico, in un congresso di farmacisti?
 

La cronicità è un fenomeno che abbraccia l'intera società con numeri che fanno rabbrividire. Siamo in una Italia di persone anziane, con 5 anziani per ogni bambino, una aspettativa di vita superiore a 82 anni, una grande conquista che però si porta dietro, come effetto collaterale, un costante aumento delle malattie croniche. Oltre 22 milioni sono i pazienti cronici in Italia e quasi 13 milioni sono affetti da pluricronicità, soffrono cioè di più patologie contemporaneamente che portano a poli terapie farmacologiche. Ecco perché medico e farmacista sono strettamente legati.  Si arriva a 10 sostanze al giorno, prescritte spesso da specialisti diversi, allo stesso paziente che porta il suo fardello di ricette nella farmacia. Nessuna volontà di scavalcare il medico dunque, ma solo cercare una sinergia per il bene del paziente.

Dunque una popolazione anziana che passa la giornata tra una somministrazione e un'altra. Un serio problema per il paziente ma anche per chi gli è vicino e lo assiste.

Giustissima osservazione, per questo abbiamo voluto porre all'attenzione dei farmacisti un enorme problema sociale ed economico: l'aderenza terapeutica. Siamo certi che le terapie vengano fatte regolarmente? Si pensi che nell'ipertensione il 50% delle persone segue correttamente la terapia, nel diabete siamo addirittura a meno del 40%. E gli altri cosa fanno? La mancata aderenza provoca conseguenze cliniche, visto che il paziente non si cura bene, ma anche conseguenze economiche con uno spreco di risorse per il sistema sanitario. Le ragioni della mancata aderenza sono spesso legate al numero di farmaci troppo elevato ma anche ad uno scarso dialogo tra medici e paziente. E qui l'intervento del farmacista può essere fondamentale. Il farmacista conosce il paziente e, tramite le prescrizioni, conosce lo schema terapeutico ed ha tutte le competenze per supportare la corretta assunzione anche tramite nuove tecnologie e nuovi metodi, come il deblistering.

Professore, ci spieghi in maniera semplice cosa è il deblistering; se ne parla spesso ma forse non tutti sanno di cosa realmente si tratta.
 
Deblistering è lo sconfezionamento del medicinale acquistato in farmacia, che viene riconfezionato dal farmacista stesso in dosi personalizzate per lo specifico paziente (in genere per una durata settimanale) sulla base delle indicazioni posologiche indicate dal medico curante. Il farmacista, autorizzato dal paziente, spedisce le ricette e poi provvede a riconfezionare la terapia, in maniera manuale o con l'ausilio di sistemi automatici, personalizzandola per ogni paziente. 


Sembra ci siano tutti i presupposti perché la farmacia prenda in seria considerazione di attivare un servizio di aderenza terapeutica che, a ben vedere, genererebbe anche una forte fidelizzazione dei pazienti. Ma abbiamo visto e sentito anche qualche perplessità.

E’ vero. Si tratta di una metodica molto usata all'estero ma in Italia siamo ancora all'inizio. Una delle maggiori perplessità riguarda il contesto normativo, fatto su cui possiamo rassicurare il farmacista. La personalizzazione tramite il deblistering è stata introdotta con la legge di bilancio del 2020 (L. 27 dicembre 2019 n.160) e trova le basi nella istituzione della farmacia dei servizi (art. 11 legge 18 giugno 2009, n. 69). La Regione Lombardia nel febbraio 2022, con una circolare esplicativa, è diventata una apripista rendendo omogenei i comportamenti e indicando anche le modulistiche utili anche come riferimento per altre regioni che non hanno emanato circolari attuative specifiche non indispensabili. La legge c’è, e anche il corredo giurisprudenziale è solido con sentenze del Consiglio di Stato che ne certificano la legittimità. Va però ricordato, ed è un aspetto fondamentale, che il deblistering deve avvenire negli ambienti presenti in ogni farmacia in cui vengono preparate le preparazioni galeniche, cioè in ambiente GMP, per garantire la massima sicurezza per il paziente. Il farmacista resta quindi il responsabile di tutto il processo.

Ing. Bartolacci, il suo intervento al convegno ha fatto luce su come il farmacista può mettere in pratica il deblistering a favore di una migliore aderenza alle terapie dei pazienti. Ci parli dell'esempio proposto. 

Come abbiamo visto, i presupposti per attivare il deblistering in farmacia ci sono tutti. Molti farmacisti non si avvicinano troppo al tema per paura che l'investimento richiesto, in termini economici ma anche organizzativi, sia poco sostenibile. Per questo abbiamo scelto di presentare al nostro pubblico una soluzione pratica e con un facile ritorno dell'investimento. Si tratta di Multimeds, il blister brevettato e ampiamente utilizzato in altri paesi Europei che si prepara manualmente in farmacia seguendo la prescrizione medica e con l'ausilio di un semplice software web che suggerisce passo passo le azioni da effettuare. Multimeds presenta una serie di alveoli all'interno del quale il farmacista può inserire la terapia per ogni momento della giornata. La pellicola che riveste e sigilla ciascun alveolo riporta tutte le informazioni sul contenuto e sulla posologia, fatto che riduce davvero al minimo le possibilità di errore di assunzione. Se si dimentica l'assunzione, la compressa rimane nel contenitore, dunque è immediato l'allert per una non corretta terapia. Il paziente, o il caregiver, deve dunque solo seguire la sequenza che trova chiaramente stampata nel contenitore, perché ha delegato il farmacista a personalizzare la sua terapia. Un sistema semplice, volendo anche automatizzabile, che facilita la presa in carico dei pazienti e garantisce un ritorno di immagine ed economico risolvendo, al contempo, un problema sociale e di salute importante.

 
 
 
 
 
 

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